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Ancora una volta l’abisso che separa Newhon dal pianeta Terra viene superato e questa volta sono due divinità nordiche a compiere il viaggio: Odino (signore degli Dei scandinavi) e suo figlio Loki. Rimasti ormai privi di adoratori sulla terra, essi vengono scagliati su Newhon dalle forze cieche del caso e qui sono soccorsi da due giovani donne, Afreyt e Cif, che si prendono cura di loro.
Il luogo è l’Isola della Brina, all’estremità settentrionale del mondo; un ambiente adatto alle due divinità che vi si sistemano con soddisfazione, Odino su di una collina e Loki nelle fiamme di un focolare nella zona del porto. Da qui vengono sussurrate le loro profezie, visioni di sangue e morte in cui i Mingol del mare stanno per invadere l’isola con una possente flotta. Le due ragazze, allarmate, decidono di partire per Lankhmar in cerca d’aiuto; all’Anguilla d’Argento, esse riescono a convincere i nostri due eroi a gettarsi in quest’ennesima avventura, usando il loro fascino, unito a quello di un sacchetto di monete d'oro a testa. Ma le cose non sono poi come sembrano. La guerra contro i crudeli invasori Mingol si trasforma in un affare intricato e i quattro alla fine si rendono conto di essere stati manipolati e ridotti ad uno strumento nelle mani degli Dei. Fafhrd ed il Mouser non avranno allora altra scelta che rinunciare al ruolo di eroi e frenare l’esaltazione bellicosa degli isolani, ma il buon senso non sarà sufficiente a sconfiggere i Mingol e le due divinità avide di guerra.
 

La storia inizia in maniera abbastanza tipica, con l’atmosfera dell’Anguilla d’Argento a fare da cornice all’incontro dei due amici con le misteriose damigelle. Tutto cambia però quando li ritroviamo nel mare settentrionale, mentre cercano di raggiungere l’Isola della Brina attraversando un uragano, a bordo di navi diverse e al comando ognuno di un manipolo scelto d’uomini di mare. E’ questa inedita veste di condottieri a sconcertare per primi loro stessi, abituati a vedersi come lupi solitari, disposti di solito a non accettare altra responsabilità che quella di proteggersi le spalle a vicenda in battaglia. Qui invece, una volta sbarcati, dovranno guidare gli isolani in combattimento contro i Mingol del mare. C’è quindi del rimpianto in loro, mentre rinunciano per sempre alla spensierata incoscienza della loro giovinezza, ma anche un senso di meraviglia, perché la vita che li attende è davvero diversa da quella che si sarebbero aspettati, con una casa vera e dei legami sentimentali all’insegna della stabilità.

E c’è poi la presa di coscienza graduale della stupidità della guerra. L’inno di battaglia di Loki aveva infiammato gli animi di tutti, finché il Gray Mouser non ne cambia le parole: “…lasciate che la morte la cerchino i pazzi…”
Così, alla fine, anche la pace fa il suo ingresso nelle loro vite…

dai racconti "The frost mostreme" 1976 e "Rime isle" 1977